La Porta Nord di Dalmine: l’ennesima colata di cemento

A Dalmine è in arrivo una nuova grande urbanizzazione: dal campo di calcio di Sforzatica alla rotonda dell’Autostrada sorgeranno appartamenti e capannoni. La nostra posizione: fortemente contrari.

Il 30 maggio scorso la Giunta comunale di Dalmine ha adottato all’unanimità la delibera n° 84, riguardante lo “Schema Urbanistico Strategico dell’Ambito di Trasformazione AT02 – La Porta Nord di Dalmine”.

Il progetto

Questo progetto prevede la cementificazione dei terreni adiacenti alla rotonda dell’autostrada, compresi tra la Tangenziale Sud di Bergamo (linea tratteggiata verde), la Provinciale ex SS525 (linea tratteggiata arancione), via Guzzanica e via Vailetta.

Il progetto preliminare

 

Una delle ultime aree verdi del territorio comunale dalminese, già edificato per il 55% secondo i dati ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), una percentuale che, a questo punto, siamo legittimati a supporre sarebbe di molto superiore se la gran parte del restante 45% non rientrasse nell’ambito del Parco del Basso Brembo e non fosse dunque tutelata per legge.

In rosso il terreno consumato a Dalmine

Non solo, una delle ultime aree non edificate a garantire una sorta di “stacco” a chi, dirigendosi a Bergamo dalla rotonda di Boltiere lungo la ex525, è ormai accompagnato da una serie anonima e desolante di capannoni che impediscono una qualsiasi distinzione delle varie città, più simili ormai ad una prolungata periferia industriale di Bergamo che a delle cittadine di pianura con una propria identità specifica.

La nostra posizione

Come lista civica Nostra Dalmine non possiamo fare altro che esprimerci in maniera nettamente contraria a questo progetto, in primo luogo perché uno dei punti fondanti del nostro programma era la tutela dell’ambiente e la progressiva adozione di politiche urbanistiche a consumo di suolo zero, in favore delle riqualificazioni di edifici già esistenti, ma dismessi.

Le critiche all’amministrazione

In secondo luogo perché non ci convincono assolutamente le motivazioni addotte in propria difesa dalla presente Amministrazione:


“Dopo due anni di lavoro siamo riusciti a rendere il progetto più eco-friendly possibile”

Dal nostro punto di vista un qualsiasi progetto che preveda il consumo di suolo vergine per la sua realizzazione difficilmente può definirsi “eco-friendly”: il suolo è uno di quei beni non rinnovabili e, una volta edificato, perde per sempre le sue proprietà.

“La nuova area sarà raggiungibile in maniera sicura con mezzi di viabilità dolce (biciclette)”

Ad oggi nessun cittadino di Dalmine, né della Provincia, ha la necessità di recarsi in bicicletta lungo una sicura pista ciclabile in un’area vuota: la necessità sorgerebbe solo edificando l’area, per cui riteniamo sarebbe più opportuno evitare di far sorgere un tale bisogno in primo luogo, evitando di edificare tout-court.

“Nel progetto sono previsti interventi per la riqualificazione della ex525”

Vero, ma innanzitutto vogliamo prima analizzare gli studi sul traffico, che giocoforza aumenterà, per capire se questi interventi porteranno davvero ad un significativo miglioramento della situazione e non si riveleranno invece controproducenti: “Per migliorare bisogna cambiare, ma non sempre cambiare equivale a migliorare”. Siamo inoltre dubbiosi riguardo al fatto che un tale compromesso al ribasso possa essere presentato come una vittoria ai cittadini, perché quello che si cede è forse molto più di quello che si riceve.

“L’intervento era già previsto nei piani regolatori approvati prima di noi”

Vero, infatti assieme alla lista civica Patto Civico, abbiamo presentato un’interrogazione che tra le altre cose punta a scoprire quale Amministrazione abbia per la prima volta approvato una variante che introducesse questo progetto: così i cittadini dalminesi sapranno precisamente chi dovranno ringraziare per questo regalo. Non possiamo in ogni caso accogliere questa motivazione, vorrebbe dire arrendersi all’idea che i futuri cittadini siano indissolubilmente legati alle scelte di chi li ha preceduti: Quante altre sorprese dovremo dunque attenderci di qui a 20 anni su cui non ci è garantito alcuno spazio di opinione e manovra?

“Essendo terreni privati non potevamo fare niente, saremmo andati incontro a sconfitte in sede legale”

È vero, i terreni sono di proprietà di privati, e quindi si ha che fare con diritti acquisiti, tutelati per legge. Tuttavia anche in questo caso ci pare di essere di fronte ad una mancanza di iniziativa da parte dell’Amministrazione: nell’InformaDalmine giunto nelle case dei cittadini appena il mese scorso (PDF), come titolo dell’intervento del Partito Democratico, in cui giustamente si criticava Regione Lombardia per non aver sostenuto Dalmine in seguito ai danni della tromba d’aria dell’estate scorsa, si legge chiaramente “Comune di Dalmine: Volere è potere”. Siamo di fronte a tre possibilità dunque: o volere non è davvero potere; o volere è potere solo quando, con tutte le ragioni possibili, l’unico volere è la becera critica politica verso gli altri, inapplicabile invece per sé stessi; oppure in questo caso non si è voluto abbastanza. Pur condividendo la prudenza di non esporre il Comune alla possibilità di perdere una causa legale e procurare ai cittadini “oltre al danno, la beffa”, riteniamo che l’Amministrazione avrebbe dovuto come minimo interpellare direttamente la cittadinanza, anche solo per avere suggerimenti: siamo convinti che se l’Amministrazione avesse esposto la questione durante assemblee pubbliche nei quartieri, proponendo anche soluzioni difficili come la via legale o, il riacquisto, costoso, dei terreni dai soggetti privati, avrebbe ottenuto il supporto della stragrande maggioranza dei cittadini. In caso contrario, avrebbe potuto procedere liberamente essendo inattaccabile su questo punto.

“Non è colpa nostra, dopotutto è la logica che guida i comuni a livello nazionale che impone il consumo di suolo per finanziare la realizzazione delle altre opere che un comune deve fornire ai propri cittadini”

È certamente una logica diffusa in tutta Italia, ma noi riteniamo che sia necessario cambiarla, perché non è sostenibile nel futuro: cosa succederà quando tutti i terreni saranno edificati e non si potrà più fare affidamento sugli oneri di urbanizzazione? E quale sarà la qualità della vita dei cittadini costretti a vivere in un territorio completamente cementificato?

L’ipocrisia del centrodestra

Avendo concluso le critiche per la gestione della situazione alla presente Amministrazione di centrosinistra, non possiamo che rivolgere il pensiero ai partiti del centrodestra attuale, tanto pronti nel convertirsi alla causa della difesa dell’ambiente quanto rapidi nel farsi pubblicità sui media come sostenitori dello sviluppo sostenibile. Certo, se con un non indifferente sforzo di astrazione fingessimo di dimenticare che il centrodestra dalminese ha regalato alla città la cementificazione dell’area dove sorge il Bricoman e soprattutto l’inceneritore, potremmo rallegrarci di aver scoperto nuovi alleati nella battaglia per la difesa dell’ambiente, che deve essere il più bipartisan possibile. Le critiche suscitate da Lega Nord e Forza Italia sono mosse da ipocrisia e hanno come unico scopo la propaganda elettorale.

In rosso l’area edificata durante la scorsa amministrazione Lega Nord – Forza Italia

Nell’ordinario servono scelte straordinarie

I tempi in cui viviamo sono complicati: gestire le risorse economiche di un ente locale ed amministrare il bene pubblico è difficile, soprattutto in un periodo di crisi come questo. Di contro, la sfida che ci si pone di fronte, la difesa dell’ambiente in cui viviamo e il passaggio ad un’ottica di sviluppo sostenibile, è straordinaria. Una sfida straordinaria non richiede però necessariamente uomini e donne straordinari per essere vinta, non è necessario scomodare le grandi figure del passato per sperare in un cambiamento. È necessario invece che scelte straordinarie siano prese ogni giorno da chi amministra, con un poco di coraggio, fiducia e lungimiranza in più per garantire un futuro sereno anche a chi, dopo di noi, sarà chiamato a festeggiare i 180° dell’istituzione del Comune unico di Dalmine.

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4 commenti su “La Porta Nord di Dalmine: l’ennesima colata di cemento”

  1. Se andiamo avanti su questa strada ,ci ritroveremo a mangiare cemento,colpa della destra o della sinistra o di qualsiasi amministrazione,ricordatevi la natura sta dando già i suoi segnali con dei bei disastri .Smettere di dire eventi eccezionali ,siamo noi uomini che non abbiamo rispetto di niente.Prima o poi arriveremo alla frutta .Questa è solo l’intelligenza del DIO SOLDO

  2. a me non sembra un idea malvagia, si valorizza un’area inutilizzata per fare una nuova parte di città, quei terreni allo sbando non aiutano ne all’estetica che alla praticità

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