La mafia a Dalmine

Il Comune di Dalmine userà un bene confiscato alla criminalità organizzata come magazzino per i mezzi comunali. Si tratta del terzo bene confiscato a Dalmine alla mafia, attiva soprattutto nel traffico di droghe pesanti, prostituzione ed estorsione.

Il 13 dicembre la Giunta Comunale – cioè l’organo composto dal Sindaco Bramani e dagli assessori – si è detta disponibile a ricevere un bene confiscato alla criminalità organizzata da destinare a finalità istituzionali. Il bene, una autorimessa, si trova in via Salmeggia e verrà utilizzato come magazzino per i mezzi del comune.

Perché il bene finirà al Comune? Il Codice antimafia prevede che un bene confiscato può essere trasferito in via prioritaria al Comune in cui si trova. A sua volta il Comune può amministrare direttamente o darlo in concessione, ad esempio a comunità giovanili, associazioni di volontariato o cooperative. In questo caso verrà gestito direttamente.

I beni confiscati a Dalmine

Il bene in via Salmeggia non è il primo confiscato alla mafia presente a Dalmine. Ce ne sono altri due.

Nel 2007 un appartamento con cantina, giardino e autorimessa in via Brigata Orobica. Nel 2015 un appartamento in via Cavagna.

La mafia nella bergamasca

Per capire la storia della criminalità organizzata nel Comune di Dalmine e nella Provincia di Bergamo ci viene in aiuto il Monitoraggio della presenza mafiosa in Lombardia a cura dell’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università degli Studi di Milano, presieduto da Fernando dalla Chiesa.

La criminalità organizzata è presente nella Provincia di Bergamo dalla fine degli anni Sessanta. L’inizio è stato un po’ a rilento perché il territorio aveva una minore ricchezza di opportunità di investimento.

Ma con il tempo la mafia ha imparato a sfruttare le debolezze della bergamasca: per Nando dalla Chiesa “sono i piccoli comuni quelli più esposti all’insediamento, al radicamento e alla colonizzazione da parte delle organizzazioni mafiose: meno esposti all’attenzione dell’opinione pubblica, meno esposti al controllo capillare da parte delle forze dell’ordine” (Passaggio a Nord, 2016).

Basti pensare che ad un certo punto la più grande raffineria di eroina del nord Italia si trovava a Rota Imagna.

Raffinerie e laboratori per la produzione di droga attivi in provincia di Bergamo [Fonte]
Negli anni Settanta e Ottanta la principale fonte di guadagno per la Camorra è rappresentata dai sequestri di persona. Nel frattempo vediamo anche l’ascesa della Ndrangheta che con l’arrivo degli anni Novanta passa a un business più silenzioso e redditizio: il commercio di droga pesante, soprattutto cocaina. Bergamo – considerata il magazzino della droga di Milano – diviene una rotta centrale del narcotraffico.

Negli anni Duemila si sviluppano due nuovi business: aumentano le estorsioni, soprattutto nella zona di confine tra Bergamo e Brescia, piena di locali notturni; e aumenta l’interesse nell’edilizia, favorita dalla presenza di piccole e medie aziende, principalmente obbligando i costruttori ad usare la manodopera illegale dei Clan.

Per riassumere: i settori coinvolti sono quelli economici, dall’edilizia, alla ristorazione fino alle ecomafie. I reati denunciati riguardano soprattutto le estorsioni, l’usura, il riciclaggio e la contraffazione.

Dalmine e il traffico di droga

Sono soprattutto due gli episodi che fanno capire quanto il Comune di Dalmine sia e sia stato coinvolto nei traffici di droga pesante.

Nel 2001 in un garage di Dalmine la squadra mobile di Bergamo sequestra un carico di cocaina proveniente dalla Spagna e un laboratorio per la raffinazione della cocaina.

Nell’aprile del 2016 vengono sequestrati 128 kg di hashish a Dalmine. L’operazione darà il via a una grande inchiesta per traffico internazionale di droga.

I Clan a Dalmine

Per quanto riguarda la criminalità organizzata italiana, Dalmine è controllata dalla famiglia Schettini (almeno fino al 2017, data del rapporto La malavita bergamasca), storicamente collegata alla famiglia di Coco Trovato (Lecco).

Negli ultimi anni anche la criminalità organizzata straniera ha avuto un ruolo importante a Dalmine. Sono tre i Clan arrivati dalla Romania: i Horvat, i Nicolini e gli Hudorovic. L’attività principale è lo sfruttamento della prostituzione, poco praticato dalle organizzazioni mafiose italiane.

Non a caso nel 2014 i carabinieri di Treviglio compiono una cinquantina di arresti legati a un’organizzazione criminale dedita al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione tra Dalmine e Boltiere, in particolare lungo la strada via Provinciale.

Non manca la ‘Ndrangheta: a novembre 2021 avviene un’estorsione a danni dei gestori della stazione di carburante ENI su via Provinciale da parte dei parenti Ficarra del Clan che domina a Como e Varese.

Per chi volesse approfondire

La malavita bergamasca. Analisi di un fenomeno criminale – Luca Bonzanni

Monitoraggio della presenza mafiosa in Lombardia – Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università degli Studi di Milano

Mafie, criminalità organizzata ed economica in provincia di Bergamo – 2019 – Libera Bergamo

Mafie e criminalità organizzata in provincia di Bergamo – Libera Bergamo

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