Cosa pensiamo di questa mozione

Come Nostra Dalmine riteniamo che il Consiglio Comunale stia approvando un atto illegittimo, anticostituzionale e che limiterebbe le libertà fondamentali di alcuni nostri concittadini. Ecco l’intervento completo durante il Consiglio Comunale del 28 settembre 2020.

Naturalmente in questi giorni la stampa, i social network e le piazze della nostra città hanno già lungamente dibattuto di questa insolita mozione. Questo ci deve rendere tutti orgogliosi, in quanto quando vengono toccati i temi che più stanno a cuore ai cittadini – come quello della libertà – accade ancora, fortunatamente, che tutti desiderino esprimere la propria opinione. Abbiamo letto a mezzo stampa le dichiarazioni di alcuni esponenti della maggioranza, ad anche questa sera, in merito alle intenzioni che sottendono a questo documento da approvare in consiglio comunale, che impegnerebbe la nostra amministrazione. Purtroppo da un’attenta lettura del testo e da una sua disamina, codeste intenzioni sembrerebbero confondersi e trasmettere un messaggio poco coerente con le stesse.

L’analisi “tecnica” della mozione

Dunque è importante soffermarsi, dapprima tecnicamente, su quanto stiamo votando.

Viene innanzitutto citata una Risoluzione europea, un atto per sua natura non vincolante (lo sono invece Regolamenti, Direttive e Decisioni), che raccomanda gli stati membri dell’Unione Europea alla condanna dei totalitarismi e dei regimi che hanno provocato tanti danni, tragedie e sofferenze. Un po’ improprio dire che equipara “nazismo, fascismo e comunismo”, come riportato dalle premesse, bensì condanna tutti i totalitarismi di stampo nazista, fascista e comunista. Naturalmente la storia dei Paesi Europei è differente e questa risoluzione assume uno specifico valore in relazione alla cultura di ogni specifico stato, tant’è che se ad esempio prendiamo la Germania – che ha avuto il dolore di un totalitarismo nazista e di uno sovietico – ha in Costituzione il divieto di ricostituire il partito nazista e quello comunista.

Naturalmente ciò non accade nel caso italiano, dove abbiamo avuto la tragedia del totalitarismo fascista e della dittatura di Mussolini, ma non abbiamo mai avuto un totalitarismo sovietico. In Italia, il Partito Comunista e la sua ideologia (che in questa mozione si chiede di ripudiare a chiunque desideri occupare il suolo pubblico o una sala comunale) ha contribuito alla Resistenza, all’instaurazione della Repubblica, alla firma della nostra Costituzione, è stato ininterrottamente in Parlamento fino al 2008 ed ha fornito un Presidente della Repubblica nella figura di Giorgio Napolitano. Come gli altri partiti, è stato pienamente inserito nel processo democratico e nel cosiddetto arco costituzionale, ed è stato ispirato al rispetto della democrazia che tutti condividiamo.

Il Parlamento Europeo che viene richiamato non può approvare nulla che sia contro la Costituzione di uno Stato membro, ed in effetti ciò che viene richiesto in questa mozione viola diversi articoli della Costituzione:

    • Articolo 17: I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.
    • Articolo 18: I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.

Su altri articoli della Costituzione torneremo successivamente. Allora perché, si chiederà qualcuno che ha distrattamente affrontato questo tema senza approfondirlo, il consiglio comunale di Dalmine poté approvare nel 2018 una mozione che sembrerebbe – a prima lettura – in contrasto con questi due articoli? Perché la mozione e il regolamento approvati dal consiglio comunale non vietavano alcunché, bensì sostengono che “bisogna rispettare la Costituzione e i valori antifascisti e antinazisti”, ciò si ritrova oltre che nella Costituzione nella Legge Scelba del 1952, che attua la disposizione transitoria della Costituzione e che vieta di ricostituire partiti e gruppi politici che sopprimono le libertà garantite dalla Costituzione e dai valori della Resistenza. Il consiglio comunale non ha vietato gli spazi pubblici a qualcheduno, ma ha ribadito quanto prescritto dal nostro ordinamento, ovvero la necessità di dichiarare la propria appartenenza ai valori della Costituzione e dell’antifascismo che sottendono ad essa, e che penso tutti noi condividiamo.

Tornando poi al dispositivo, anche i “radicalismi religiosi” vengono assoggettati a una dichiarazione di condanna e rifiuto. Purtroppo non vi è una definizione univoca e sancita dal nostro ordinamento di “radicalismo religioso”, elemento che crea una prima e fondamentale ambiguità. Chi e cosa stabilisce che si tratti di “radicalismo religioso”? Certamente tutti noi riteniamo che non lo sia una Parrocchia, e questo è pacifico. Ma il partito “Il Popolo della Famiglia”, che peraltro ha effettuato alcune manifestazioni e serate nel nostro territorio, ad esempio? Quantomeno è dibattibile. A prescindere dalla definizione, il dispositivo della mozione sembrerebbe in contrasto con altri due articoli della Costituzione, che tutelano le libertà fondamentali:

    • Articolo 19: Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.
    • Articolo 20: Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

Il commento politico

Siamo solo alla parte tecnica. Io credo di non avere più moltissimo tempo per passare a quella più squisitamente politica. Per quanto io non abbia problemi a professarmi “non comunista”, alcune persone che conosco e che stimo si definiscono tali. Vi rimanderei a un eccellente monologo di Alessandro Barbero che ben spiega la differenza tra l’ideologia comunista e quella nazista e fascista. Il comunismo è un’ideologia secolare che propone l’egualitarismo, la giustizia sociale e la fratellanza – ideali che sono stati tragicamente distorti dai totalitarismi che ad essi si sono ispirati. Il fascismo e il nazismo sono invece ideologie nate con i rispettivi totalitarismi, con l’obiettivo di creare uno stato totalitario, eliminando le minoranze e salvaguardando la presunta razza superiore.

Tornando agli elementi tecnici, alcuni avvocati e segretari comunali che abbiamo interpellato hanno confermato i dubbi sull’anticostituzionalità di quanto stiamo approvando. Il nostro segretario comunale – D.ssa Bucci, che ringraziamo molto per la consueta cortesia – ravvede la necessità di affrontare una “puntuale, attenta e approfondita disamina di tutti gli aspetti in gioco, che richiederebbe certamente un tempo più ampio”, pur non ravvisando illegittimità “laddove l’Amministrazione voglia, per l’appunto, assicurarsi che l’interesse perseguito dal soggetto richiedente la concessione di suolo pubblico, spazi o sale di proprietà comunale, si manifesti in modo rispettoso dei principi costituzionali e valori a questi sottesi”.

Il nostro voto: contrario

Come gruppo “Nostra Dalmine” riteniamo che il consiglio comunale stia approvando un atto illegittimo, anticostituzionale (in violazione degli articoli 17-18-19-20) e che limiterebbe le libertà fondamentali di alcuni nostri concittadini. I consiglieri comunali che voteranno a favore si prenderanno la responsabiltà di tutto ciò, se dovesse accadere. Invitiamo pertanto – in considerazione dei forti dubbi che sono emersi su questa delibera e della necessità di disaminarla con più tempo e attenzione – ai proponenti di ritirare questa mozione. Diversamente, saremo costretti a rivolgerci agli enti superiori compententi.

2 commenti su “Cosa pensiamo di questa mozione”

  1. Ottima disamina. Bravi.
    Necessario proseguire possibilmente con più forze con la via giudiziale, che deve essere condotta con grande professionalità.

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