Nostra Dalmine

Nostra Dalmine è la lista civica di persone attive sul territorio e nelle frazioni. Con questo blog raccontiamo la politica a Dalmine in modo semplice.

Autostrada Dalmine–Treviglio: no dalla Regione e dal Ministero

Tra dicembre 2025 e gennaio 2026, due istituzioni hanno sollevato critiche formali al progetto autostradale. La conclusione è che un’opera contestata dai cittadini, dai tecnici regionali e dal Ministero stesso ha perso ogni giustificazione reale.

Dicembre 2025: la Regione Lombardia solleva i primi dubbi

Il 18 dicembre 2025, i tecnici ambientali di Regione Lombardia hanno inviato al Ministero dell’Ambiente una serie di osservazioni formali sul progetto.

Perché costruire un’autostrada quando i comuni hanno già realizzato interventi significativi — come le bretelle di Levate e Arcene — che migliorano la viabilità locale? Perché prevedere un tratto in trincea con un consumo di suolo così rilevante? E soprattutto: perché gli studi sul traffico non tengono conto degli interventi già completati o in programma a breve termine?

Sono le stesse domande che come Nostra Dalmine poniamo da anni.

Gennaio 2026: si aggiunge il Ministero dell’Ambiente

Tre settimane dopo, il 9 gennaio 2026, arriva un segnale ancora più forte. Il Ministero dell’Ambiente — l’ente chiamato a valutare l’impatto del progetto — ha prodotto un documento di 50 pagine di critiche.

I punti contestati sono numerosi e devastanti:

  • Il progetto è stato pensato sulla base di PGT ormai obsoleti: il territorio è cambiato, e il progetto non lo rispecchia più.
  • Manca un’analisi costi-benefici seria e aggiornata.
  • Gli studi sul traffico sono troppo vecchi per essere ancora validi.
  • Il tracciato attuale non ha più nulla a che fare con il progetto originale di vent’anni fa: in particolare, è venuto meno il collegamento con la Pedemontana, che era la sua ragion d’essere principale.
  • Non è stata condotta un’analisi reale delle alternative: si è andati avanti su una sola opzione senza confrontarla con altre.
  • Il tracciato attraversa zone agricole che andrebbero invece risparmiate.

A tutto questo si aggiungono rilievi specifici sul fronte climatico, idrico e dell’impatto ambientale complessivo.

Un progetto che non regge più

La domanda che sorge spontanea è semplice: a chi serve ancora questa autostrada?

Non ai cittadini, che si sono opposti fin dall’inizio. Non ai tecnici regionali, che ne mettono in dubbio la necessità. Non al Ministero dell’Ambiente, che ne contesta quasi ogni aspetto. E probabilmente nemmeno al territorio, che nel frattempo ha preso altre strade — letteralmente.

Un’opera pubblica ha senso quando risponde a un bisogno reale, quando è sostenibile, quando il rapporto tra costi e benefici è chiaro. Questo progetto, nella sua forma attuale, non sembra soddisfare nessuno di questi criteri.

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